Flash” (The Flash) è una serie televisiva americana del 1990 trasmessa dalla CBS basata sul supereroe della DC Comics

Negli anni 90 usciva in TV la prima serie di Flash, il supereroe della DC Comics. Per la prima volta in TV si vede come il super-corridore sfreccia alla velocità della luce per risolvere crimini e misfatti.

 

La storia è semplice: un uomo comune viene per caso coinvolto in un incidente straordinario e stratosferico, pieno di rumori e scintille, e dopo essere miracolosamente sopravvissuto scopre di avere dei superpoteri che metterà al servizio dei cittadini, non prima di essersi procurato uno smagliante super-costume.

 

Mi ricordo che la cosa che più mi piaceva era quando si vedeva Flash che si muoveva tra le persone alla sua velocità. Il mondo, in relazione alla sua immagine in movimento, era perfettamente fermo: tutti erano bloccati in una posizione a volte bizzarra e squilibrata.

 

Proprio in quel momento, Flash cambiava posizioni alle persone o muoveva alcuni oggetti. Così poi, quando la scena tornava alla velocità del mondo normale, le persone si trovavano in posizioni o con cose diverse in mano rispetto a prima. Divertentissimo! Cosa c’entra però Flash con la scrittura? Ora provo a spiegarlo, ma prima devo fare una breve premessa e ti prometto che se mi seguirai bene, scoprirai che in effetti la relazione, seppur inusuale, non è poi così difficile da vedere.

 

Quando parliamo e comunichiamo con qualcuno, usiamo, passami il termine, la nostra velocità normale. A volte, non sempre, diciamo qualcosa senza pensarci bene e, sorprendentemente in diretta, senza neanche sapere perché, vediamo le meravigliose reazioni di chi ci ascolta.

 

Devi sapere che le nostre emozioni scattano sempre per una ragione ben precisa. In termini tecnici l’inizio di un'emozione viene chiamato trigger o pulsante emozionale. I trigger sono tanti, ognuno di noi ne ha di propri e a volte non ce ne rendiamo neanche conto.

 

Se però ti verrà voglia di approfondire gli studi svolti da Paul Ekman, scoprirai che i trigger originari e universali sono 7, come le emozioni fondamentali che sono presenti in tutti noi.

Bene. Torniamo a cosa succede quando parliamo. Spesso noi, nei nostri discorsi, inseriamo parole, gesti, comportamenti che diventano trigger per l’altro e così ci troviamo di fronte a persone che scattano in emozioni più o meno forti come paura, rabbia, tristezza o disgusto.Udite, udite! Se le reazioni emotive nascono è tutta colpa delle nostre parole che, direttamente o indirettamente, hanno fatto scattare un trigger nell'altra persona.

 

Questo è un primo segreto che dovremmo conoscere tutti per comunicare efficacemente: attenzione a cosa diciamo perché le nostre parole potrebbero essere viste come un trigger, capace di far scattare inconsapevolmente un’emozione, tale da farci perdere la possibilità di parlare in presenza di emozioni positive.

 

Ora, mentre parliamo, è difficile stare veramente attenti a quello che diciamo, è difficile cucire il nostro discorso esattamente sull'altro. Abbiamo così tanti buoni motivi per non farlo: abbiamo fretta, non abbiamo tempo, siamo distratti da altri pensieri, magari più importanti. Uno dei principali motivi però è che spesso non conosciamo a fondo l’altra persona, oppure per noi ha così poco valore che non ci interessa la sua reazione.

 

Se poi succede il “patatrac” la cosa più facile per noi è dire che “non ci hanno capito” o che “ci hanno frainteso” o che “non volevamo effettivamente dire ciò che abbiamo detto”. Insomma, una soluzione la troviamo, magari durante il discorso cerchiamo di recuperare, ma molto spesso finiamo per non riuscire a parlare con tranquillità con l’altra persona. In effetti parlare con le persone è veramente complesso, meglio scriversi allora.

 

Ecco! Ora veniamo alla scrittura, ma non dimenticarti che il mio amico Flash è nei dintorni e prima o poi verrà in soccorso. A tutti gli effetti, scrivere ha tanti vantaggi ma anche notevoli svantaggi dal punto di vista relazionale.Uno dei più importanti vantaggi è che mentre scriviamo possiamo essere più concentrati su quello che vogliamo dire. Inoltre, il fatto che la persona a cui scriviamo non sia effettivamente davanti noi, è di solito considerato un vantaggio che ci permette di scrivere tutto quello che pensiamo senza essere interrotti.

 

Ma non vedere le reazioni dell’altro è effettivamente un vantaggio? Non vedere le reazioni immediate della persona con cui comunico è una grossa difficoltà, perché non posso fare nessuna nota o correzione a ciò che esprimo e in più non posso vedere le risposte emotive che gli scaturiranno mentre leggerà. Ecco allora che qui potrebbe venire in aiuto Flash.

 

Se mentre parliamo siamo a velocità normale - e quindi in base a quello che diciamo in diretta otterremmo le reazioni di chi ci ascolta - mentre scriviamo abbiamo la fortuna di pensare di poter essere un po’come Flash: ci possiamo cioè muovere tra parole e frasi a super velocità e vedere esattamente cosa succederà nell'altro quando le leggerà.Possiamo essere velocissimi, possiamo realmente vedere la risposta a una frase e, immediatamente, cambiarla, scrivendone una sostitutiva capace di far scattare una replica diversa. Possiamo scrivere una cosa invece che un’altra.

 

Se quando parliamo può diventare difficile comunicare e intanto pensare ad eventuali alternative da applicare all'occorrenza, quando scriviamo alla velocità di Flash possiamo ipotizzare cosa succederà nell'altro e organizzare la frase in un modo più orientato al nostro lettore. Possiamo provare a inserire parole e frasi che ci facciano ottenere, con buone probabilità, reazioni emotive positive e funzionali alla ragione per cui stiamo scrivendo. Possiamo evitare parole e frasi killer che faranno scattare trigger, diciamo polemici, nell'altro e possiamo sostituirli con parole neutre o positive. Possiamo dunque inserire frasi che muovono lo scenario verso positività e apertura.

 

Scrivere in modo relazionale significa preoccuparsi dell’altro. Significa evitare reazioni fuori controllo. Significa anche evitare di sfogarsi o di rispondere di pancia a una provocazione. Significa capire che, scrivendo come Flash, possiamo diventare migliori, ridurre i tempi relazionali, trovare soluzioni più efficaci e vivere in mezzo a minori polemiche.

 

Cosa fare in pratica allora? Ecco 3 regole che forse ti saranno utili. Parola di Flash.

 

1- Non scrivere di pancia

Quando riceviamo una e-mail da qualcuno che “non stimiamo poi tanto” è facile cadere in una lettura polemica e tendenziosa. Abbiamo la tentazione di far riferimento a tutto il nostro pregiudizio e sfruttare l’occasione per dirgliene quattro, magari condendo il testo con piccole frasi o parole che tendono a far capire all'altro quanto poco lo stimiamo.

La cosa che invece conviene fare è renderci conto di quale sia il trigger che ci fa scattare l’emozione di rabbia che ci impedisce di essere rilassati e propositivi. Quindi, ci conviene fare un bel respiro, prendere un buon caffè e magari mangiare qualcosa di dolce, poi leggere di nuovo la e-mail con in mente una voce diversa e la voglia di smorzare la polemica. Possiamo così riflettere su cosa vogliamo realmente dire e scriverlo in modo manifesto ed esplicito.

 

2- Rileggere prima di spedire

Questo va assolutamente fatto! Non dobbiamo gioire di essere arrivati in fondo, di aver detto tutto quello che pensavamo di dire e poi subito spedire. Rileggiamo! Alla velocità di Flash capiamo cosa succederebbe se fossimo noi a ricevere quella e-mail. Come reagiremmo noi in quel caso, ma soprattutto riflettiamo se ci serve realmente che quella persona reagisca così.

 

3- Progettiamo le Reazioni

Questa regola ci serve per comprendere cosa effettivamente vogliamo ottenere con ciò che scriviamo. Vogliamo trovarci di fronte a una serie infinita di botta-e-risposta di e-mail polemiche che non portano a nulla, oppure a definire uno scenario ben chiaro, utile e capace di risolvere la situazione? La prima ipotesi ci serve veramente? Vogliamo avvelenarci la vita o vogliamo provare a migliorare il nostro clima relazionale? Rispondiamoci a queste semplici domande e, alla velocità di Flash, rileggiamo e correggiamo quello che abbiamo scritto.

Ora ci serve solo capire come scriviamo. Ma da dove cominciare? Per prima cosa andiamo a rileggere le nostre e-mail, quelle che fanno parte di scambi che ci hanno portato malessere e difficoltà relazionali. Guardiamo se dentro abbiamo inserito qualche frase killer tipo “sono d’accordo con te ma…” oppure “non voglio contraddirti ma secondo me…”.

 

In altri casi le frasi diventano killer quando decidiamo arbitrariamente di passare il nostro punto di vista con fare polemico. Le frasi sono del tipo: “Voglio darti un consiglio con la premessa che non è né una critica né un giudizio…” oppure “vorrei che tu prendessi per il verso giusto quello che sto per dirti…”.

Molto spesso basta una piccola serie, oppure una singola parola per modificare il “senso” della frase. Una parola che per noi è essenziale ma che per chi legge diventa una bomba emozionale. Queste parole sono semplici come “devi”, “mi aspettavo”, “mi delude”, “forse puoi capire”.

Ma la più potente di tutte esce con una forma semplice semplice! Parlo del: “sì, però…” e del “sì, ma…” Queste due frasette piccole piccole nascondono dei “giochi psicologici” che sono tutt'altro che divertenti e giocosi. Spesso, dietro a queste espressioni si nasconde un mondo relazionale assolutamente disfunzionale. Non abbiamo qui lo spazio per approfondire e quindi ti propongo di usare un modo veloce per mettere in campo un primo piccolo cambiamento.

 

Ogni volta che facciamo lavorare il nostro Flash e troviamo una frase killer domandiamoci: “quello che sto scrivendo è esattamente quello che direi in modo esplicito, o no?”. Facciamo lo sforzo di ricordare che non stiamo scrivendo per noi, che dall'altra parte c’è una persona a cui con facilità partono i suoi trigger.

 

Concludendo: scrivere relazionale è possibile e ci permetterebbe di migliorare la nostra vita. Se pensiamo di scrivere all'altro come a un partner per raggiungere uno scenario evolutivo, possiamo realmente muovere in noi comportamenti diversi dalle solite routine e forse riuscire a trovare un po’ di tempo libero magari per fare un po’ di running, non diventeremo certo come Flash, ma sicuramente ci sentiremo più leggeri e felici.

Autore

Adriano Anibaldi

CEO e Co-Founder di Interago Academy. Consulente in Comunicazione Relazionale, Trainer e Coach, Esperto Emotivo Comportamentale e da oltre 30 anni impegnato nella diffusione della conoscenza dell’Analisi Transazionale come elemento base per l’accrescimento della Consapevolezza Relazionale, sia in Azienda che nei rapporti interpersonali. Dopo anni di esperienza all’interno delle aziende al fine di creare ambienti lavorativi armoniosi e funzionali, decide di mettere a disposizione le sue competenze e le doti di formatore anche alle persone, fondando Interago Academy.